"E' proprio dei giovani come voi essere affascinati da stregoni e sortilegi, e pensare che a essi sia riservato il privilegio di donare la fortuna e cambiare la vita.Ma esistono altre persone che compiono miracoli e prodigi, nascoste negli angoli della città e della storia.
Se vedi uno stregone con un copricapo di piume di orokoko che cammina sopra i tetti, fa volare le edicole e fa cadere polvere d'oro sui passanti, può darsi che la tua vita stia per cambiare, ma molto più probabilmente stai vedendo un video musicale.
Se vedi una persona che non si rassegna alle cerimonie dei tempi, che prezioso e invisibile aiuta gli altri anche se questo non verrà raccontato in pubbliche manifestazioni, che non percorre i campi di battaglia sul bianco cavallo dell'indignazione, ma con pietà e vergogna cammina tra i feriti, ecco uno stregone....."
(Stefano Benni, "La compagnia dei celestini")

martedì 25 luglio 2017

PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE

Sarà perché oggi mi sono fatto un'ora di treno all'andata e una al ritorno o perché il mio telefonino era piuttosto scarico, fatto sta che mi son dilettato a guardare la gente intorno a me. Non so se sia stato questo esercizio sempre meno frequente o solo un insieme di fortunati eventi, per farla breve ho trovato tre personaggi in cerca d'autore che vorrei descrivervi.

La ragazza che non guarda nessuno
Ve le descriverei le ragazze parigine. Sempre a duemila, sempre con il telefonino in mano a comunicare. Questa ragazza, capelli scuri con colpi di sole sulle punte, invece, era fuori dal tempo. E' entrata nella carrozza insieme a me, si è appoggiata accanto alle porte e ha smesso di vedere. Si, ha proprio smesso di vedere. Non perché abbia chiuso gli occhi, quanto perché non guardava nulla e nessuno. Testa immobile osservando qualcosa fuori dal finestrino, non ha degnato di uno sguardo nessuno dei presenti nel treno, fossero bianchi, neri, profumati, puzzoni, educati o maleducati. Neanche la carrozza era degna del suo sguardo. E, ne sono certo, neanche il paesaggio di fuori. Lei, la ragazza che non guarda nessuno, era fuori da questo mondo, in una dimensione tutta sua che a noi non è dato conoscere. Mi piace immaginare che stava tornando a casa per svestire i panni di ragazza del ventunesimo secolo per mettere quelli di una fatina vestita di azzurro, la dimensione che più le si addice. Una piccola Trilli dei nostri giorni. E' scesa a Anthony e, appoggiando le mani alle porte del treno (sempre non guardando nessuno) mi ha dato un tremendo segno di umanità: le dita rovinate. Si mangia le pellicine, la fatina. Questo nelle fiabe non lo racconta mai nessuno. Mannagia.



L'uomo di successo moderno
Di fronte a me sullo stesso treno della ragazza che non guarda nessuno, un uomo ben vestito con camicia bianca, pantaloni e scarpe eleganti. Capelli brizzolati con la pettinatura davanti leggermente a punta come moda impone, inizio di alopecia sulla nuca. Età indecifrabile (forse sulla quarantina?), qualche brufolo in faccia. Perché mi ha colpito? Perché dormiva. Sfinito, stremato. Dormiva in piedi. Mia mamma avrebbe commentato: in piedi ci dormono i cavalli. No mamma, ci dorme anche l'uomo di successo moderno. Come, non lo so: sballonzolava qui e là, ogni tanto apriva gli occhi per vedere la stazione, per richiuderli deluso dal fatto che ancora non fosse arrivato a casa. Alle sette di sera questo uomo non aveva più neanche la forza di reggersi in piedi. Mi piace pensare alla sua storia: troppo lavoro? Forse, ma allora perché rientrare a casa "solo" alle sette? No, non ci credo. E allora cosa? Notte ad alta tensione sessuale con una collega o una tipa conosciuta a un aperitivo? Forse. Eppure la camicia era troppo ben stirata, pieghe solo sopra la cinta dei pantaloni; in più, la pettinatura alla moda ottenuta probabilmente con della lacca non mi fanno pensare a una mattinata imbarazzata passata a casa di chicchessia. Risultato: non so perché ma mi piace continuare a pensare alla soluzione pseudo-sentimentale: ulteriori indagini comunque sono necessarie. Purtroppo è sceso dopo di me. Chissà se sarà mai riuscito a rientrare a casa...


Il ragazzo padre
Treno di ritorno stavolta. Entra una ragazza molto giovane con un bambino piccolo in braccio. Mi fa strano, invece di entrare per prima come si converrebbe in queste situazioni, si ferma e fa passare un ragazzo. Questo ragazzo aveva una valigia enorme, ma enorme veramente. Osservo bene. Lei aveva una busta di cartone con della roba appena comprata. Capisco tutto: sono una coppia di giovani genitori, chissà se c'è il sentimento (non si vede) o se il bambino ha giustificato una relazione ancora poco matura. Sono andati a fare la spesa, si vede che in quella zona c'è un grosso supermercato poco caro che permette loro di non spendere tanto. Non sono ricchi, questo è evidente. Eppure. Eppure il ragazzo padre ha una bella tuta acetata di Emporio Armani, che molto cozza con l'ambiente umile in cui mi trovo in quel momento. Poco male mi dico, molti ragazzi qui sognano l'emancipazione esibendo vestiti con false marche per elevare, almeno all'apparenza, la loro posizione sociale. Eppure. Eppure c'è un particolare che ho fatto fatica a mettere a fuoco, anche se vi posso assicurare che era estremamente ben visibile. Il ragazzo padre aveva due orecchini a forma di coccodrillo della Lacoste finti dorati e di grandezza maggiore del vero coccodrillo Lacoste sugli abiti ufficiali. Cerco di tradurre più facilmente: aveva due siluri durati sui lobi delle orecchie. Orribile, terribile, disumano, non so che aggettivo trovare. Un ragazzo padre, che non ha mai degnato di uno sguardo il figlio (baciato dalla sola giovane mamma) ma che ha raggiunto il livello più basso di rispettabilità esteriore che io abbia visto. E da lì via con i pensieri, il futuro, il bambino futuro attentatore che cerca di riscattare così il suo passato (presente) difficile. Ma questa è un'altra storia.



Non c'è bisogno di dirvi che vi assicuro ovviamente  che i personaggi sono tutti veri. Le ricostruzioni invece, chissà. Magari la ragazza che non guarda nessuno aveva una vita normalissima, magari l'uomo moderno tornava solo a casa dalla moglie dopo una giornata stancante, magari il ragazzo padre non era padre ma solo esibizionista. La verità è che nonostante tutto mi piace mantenere il ricordo dell'impressione che mi hanno fatto e dei pensieri e delle storie che mi hanno ispirato. La verità è che non ho mai smesso di essere un terribile incrocio tra Edward Bloom e Amelie Poulain. 

martedì 9 maggio 2017

EVOLUTION

Premessa: post intimo, solo per pochi.

Ci pensavo da molto tempo, ero curioso di vedere il risultato. Siamo ufficialmente a un anno dall'inizio di un percorso difficile e che durerà tanto tempo ancora. Una presa di coscienza con le azione che ne conseguono. Per essere estremamente chiari: da sinistra a destra, io a luglio 2014, io un anno fa, io oggi.

Vedendo le immagini, scoppierei volentieri a piangere, lo dico davvero.

Non riconosco la persona sulla sinistra, anche se so fin troppo bene chi è. So cos'ha vissuto, so che periodo era quell'estate 2014, so tutto di lui, ma non sono io. E invece no, questa considerazione è stata alla base del male. Per questo, nell'epoca dei social e in questo blog che tanto ha scritto di me, di chi sono e di chi sono stato, voglio che rimanga perenne una traccia a peritura memoria. Se non altro per tutte quelle persone (tante) che, nonostante tutto, mi sono rimaste vicino. Che non si sono fatte condizionare, che forse hanno anche provato a spiegarmi ma senza troppo successo purtroppo (sempre detto che pecco di superbia).

E allora eccoci, nudi sui social per raccontare una storia. La mia. Sperando ovviamente che dagli errori si impari per il futuro.


venerdì 21 aprile 2017

MAI BANALE

In queste ultime ore riflettevo per l'ennesima volta su un qualcosa che mi sorprende sempre di più: la banalità del male. Ecco le immagini dell'attentato alla polizia sugli Champs Elysées (andando a lavoro vedo tutti i giorni l'Arco di Trionfo, sento l'avvenimento molto vicino a me):

http://video.repubblica.it/dossier/iraq-avanzata-is/attacco-sugli-champs-elysees-gli-spari-ripresi-in-diretta-da-un-passante/273782/274313?video&ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2

Guardando queste immagini, che hanno fatto il giro del mondo, che hanno fatto spaventare tante persone, che potrebbero (si dice) addirittura influenzare le elezioni presidenziali di domenica, mi rendo conto che sono di una banalità devastante. Spari di qualche secondo, come se ne sentono a volte in una foresta nel periodo di caccia, e poi tutto finito. In questi pochi, banali secondi, sono successe tante cose: due persone sono morte, almeno altri due sono stati feriti gravemente, tantissime persone presenti sono spaventate e forse sotto shock, i giornali del mondo fanno i titoloni in prima pagina e i TG escono con edizioni speciali. Commentatori TV ci spiegano per l'ennesima volta i rapporti tra Islam e integrazione, i politici si battono sull'importanza di chiudere o meno le frontiere, la gente guardando la TV e leggendo i giornali si preoccupa o si incazza per poi andare a votare per questo o quell'altro candidato. Qualche secondo, degli spari, e poi tutto finito.

A volte sembra che il male, che un attentato, sia qualcosa di grande e spaventoso. La realtà è ben diversa. E forse è proprio questo che mi fa più paura.

giovedì 30 marzo 2017

JE SO' PAZZO

Uno dei miei obbiettivi per i miei trent'anni è stato ufficialmente imparare a risolvere il cubo di Rubik. Penso seriamente che una persona seria e stimata a trent'anni non possa non saper risolvere il cubo di Rubik. E' una questione di dignità e prestigio.
Mi sono messo sotto e sto tuttora imparando gli algoritmi. Ma la cosa strana, quella che più mi fa uscire di testa, non sono tanto le combinazioni "sotto, destra orario due volte, sinistra antiorario", ma piuttosto la sensazione che ho quando mi capita di finirlo. Quasi un fastidio. Perché, diciamocelo, a me tutti quei colori così belli ordinati e coerenti, non piacciono proprio per niente.

domenica 12 marzo 2017

PACCA SULLE SPALLE

Questo spazio oramai è diventato uno sfogatoio quasi privato nel mondo dell'etere, quindi posso dire abbastanza liberamente quello che mi passa per la testa. Il tema del giorno sono i ringraziamenti. Non nel senso assoluto, ma nel senso di Acknoledgements in papers scientifici. La gente mi chiede di rivederli, rileggerli, correggerli. A volte di fare delle nuove figure, che loro magari utilizzeranno. Ho passato ore appresso a queste cose. Col piccolo, insignificante dettaglio che poi, in questi acknolodgements, non vengo neanche nominato. Dettaglio insignificante in effetti: non ci guadagno niente io ad essere ringraziato. Niente dal punto di vista della carriera, niente dal punto di vista del prestigio professionale. E' solo che, forse, lo vedo come un lavoro non pagato. Pacca sulle spalle: detto (solo) tra noi, sei un grande.

venerdì 3 marzo 2017

SULLA STRADA

Io, diciamocelo, delle donne non ci ho mai capito un cazzo. Non che altri ci abbiamo capito, beninteso. Io, però, ancora meno.
Eppure ci sono momenti, istanti forse, in cui mi dico che forse non mi sto sbagliando, che forse lei è interessata, che forse alcuni contatti fortuiti con una collega non sono poi tanto fortuiti. Lei è brillante, intelligente, imperscrutabile. Non dimenticherò mai l'immagine di lei come un foglio bianco purissimo sfregiato da un segno nero, indelebile.
Poi mi guardo indietro, dentro, e trovo tante risposte e ancora più domande. Fino a che, alla fine, prevale la risposta: no, non è, lei e lo sai.
E' vero, lo so benissimo. E allora si va avanti, come sempre.